Il Moro, 19 anni dopo: tecnica, memoria e una nuova armonia del mare
Il 1° marzo 2026 Il Moro ha celebrato diciannove anni di attività con una cena che ha raccontato, piatto dopo piatto, l’evoluzione della cucina dei fratelli Butticè.
Non una retrospettiva nostalgica, ma una dimostrazione concreta di maturità tecnica e consapevolezza stilistica. Un percorso costruito sui piatti identitari del ristorante, oggi attraversati da una nuova precisione espressiva.
La serata si è aperta con la purezza del mare: capesanta al naturale, fasolare, triglia, scampo, fino a chiudere con un gambero marinato in acqua di mare. Un inizio essenziale, quasi primordiale, che ha riportato al centro la materia.
Tra i momenti più rappresentativi, l’Alice cunzata, ispirata alla tradizione delle sarde cunzate. Al centro, l’alice nella sua naturalezza; attorno, freschezza e acidità, mineralità e aromaticità che ruotano in equilibrio. All’interno, un tapenade di pomodoro maturo siciliano, accompagnato da un estratto di datterino giallo e da una glassa ottenuta dal fumetto delle lische di alici. Le lische stesse, essiccate in forno con le pelli di pomodoro, diventano polvere: concentrazione pura di mare e sole.
Un gesto che racconta una cucina capace di trasformare lo scarto in intensità, la memoria in tecnica.
Il Gratinato ha mantenuto la dolcezza della gratinatura, ma alleggerito nella struttura. I conchiglianges non più farciti, ma dorati da una panatura aromatica, hanno trovato nuova armonia tra la sapidità del mare, una crema di burrata di bufala e una nota vibrante di frutto della passione.
I Paccheri al pistacchio e gambero rosso hanno riaffermato la loro identità storica: un pacchero mantecato alla crema di pistacchio, completato da gambero rosso al limone verde e pistacchi tostati. La materia resta generosa, ma la struttura è più misurata, la sapidità calibrata, il gusto più leggibile.
La Zuppa di Mare ha segnato forse il passaggio più evidente. Non più basata sul concetto classico di fumetto o cacciucco, ma costruita attraverso una nuova tecnica di estrazione dei sapori, con cotture separate per ogni ingrediente. Il risultato è un’armonia palatale nitida, dove ogni elemento contribuisce senza sovrapporsi.
Qui l’evoluzione non è solo estetica.
È evoluzione di tecnica, di pensiero, di struttura.
Diciannove anni dopo l’apertura, Il Moro dimostra che la radice siciliana può restare salda mentre il linguaggio si affina.
L’intensità si trasforma in misura. L’istinto diventa controllo.
Questo, oggi, sono i fratelli Butticè


